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Herceg Novi

Correva l'anno 1382 quando Tvrtko I Kotromanić, re di Bosnia, fece piantare una fortezza su un tratto di costa conteso tra la Repu...

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Correva l'anno 1382 quando Tvrtko I Kotromanić, re di Bosnia, fece piantare una fortezza su un tratto di costa conteso tra la Repubblica di Ragusa e i sovrani serbi: la chiamò semplicemente Novi, «la nuova». Passerà quasi un secolo prima che il titolo dell'Herzog Stjepan Vukčić Kosača — da cui discende anche il nome Erzegovina — si aggiunga al toponimo, dando alla città il nome che porta ancora oggi: Herceg Novi, «la nuova del duca». Pochi centri del Montenegro custodiscono nel proprio nome una sintesi così chiara della loro storia: una città-cerniera, contesa per quattro secoli da ottomani, veneziani, austriaci e francesi, ciascuno dei quali vi ha lasciato un frammento di pietra — una porta, un bastione, una fortezza — prima di cederla al successore. Il risultato è un centro storico che si arrampica in verticale sul fianco della collina, scandito da centinaia di gradini di pietra bianca che uniscono il livello del mare a quello del cielo: non a caso gli abitanti la chiamano da sempre grad stepenica, la città delle scale. Alle sue spalle incombe il massiccio spoglio del monte Orjen, che d'inverno trattiene ancora la neve mentre sul lungomare fioriscono le mimose; davanti si apre l'ingresso alle Bocche di Cattaro, il fiordo più meridionale d'Europa. Qui il clima mite ha richiamato per oltre un secolo cure termali e villeggianti, e ogni febbraio l'intera città si tinge di giallo per la fioritura che le ha dato il soprannome più amato: la città delle mimose.

Aggiornato il 8 luglio 2026

Herceg Novi

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Il racconto

La storia di Herceg Novi

Una città di frontiera: dalle origini alle dominazioni

Fondata nel 1382 dal re bosniaco Tvrtko I come avamposto fortificato sul mare, Novi passò presto sotto il controllo degli Herceg di Sant'Sava, che nella seconda metà del Quattrocento le diedero il nome composto ancora in uso. Nel 1482 la città cadde in mano ottomana e vi rimase per circa due secoli, periodo in cui furono edificate le prime grandi opere difensive, tra cui la Kanli Kula. Nel 1687 i veneziani strapparono la piazzaforte al sultano, ampliando le fortificazioni verso il porto. Alla caduta della Serenissima nel 1797 subentrò l'amministrazione asburgica, interrotta da una breve parentesi napoleonica tra il 1806 e il 1814, per poi tornare austriaca fino alla Prima guerra mondiale ed entrare infine nel Regno di Jugoslavia. Il terremoto del 15 aprile 1979, che colpì duramente tutta la baia di Cattaro, danneggiò anche Herceg Novi, poi ricostruita senza perdere il proprio disegno urbano stratificato.

La città vecchia e le sue scalinate

Il nucleo antico si sviluppa su più terrazze collegate da rampe di scale che tagliano trasversalmente la collina, spesso strette tra case di pietra chiara e balconi in ferro battuto. Punto di accesso storico è la Sat Kula, la torre dell'orologio eretta nel 1667 sopra la porta principale, che ancora oggi separa idealmente la città vecchia dal quartiere più moderno. Da qui si diramano vicoli che conducono a piazze minuscole ombreggiate da platani secolari, come Belavista, dove d'estate si concentra la vita serale tra caffè e gelaterie. Camminare a Herceg Novi significa accettare continue variazioni di quota: non esiste quasi un percorso pianeggiante, ma proprio in questo saliscendi di gradini consumati dal tempo sta il carattere più autentico del centro storico, pensato per la difesa più che per la comodità del passeggio.

Forte Mare, la sentinella del porto

Proteso su uno scoglio proprio all'ingresso del piccolo porto vecchio, il Forte Mare — noto anche come Fortemare o Citadela — è il primo baluardo che si incontra arrivando dal mare. Le sue origini risalgono al periodo veneziano, quando fu rinforzato per controllare l'accesso alla baia, ma la struttura ingloba anche tratti più antichi. Le mura spesse e i camminamenti in pietra ne fanno oggi un affaccio panoramico sospeso tra gli scogli e le prime case della città vecchia, collegato al resto dell'abitato da una breve rampa. Il forte ha guadagnato una certa notorietà internazionale come location cinematografica, in particolare per il film Il tempo dei gitani di Emir Kusturica, e resta uno dei luoghi più fotografati al tramonto, quando la pietra si accende di toni caldi sopra l'acqua trasparente.

Kanli Kula, la fortezza che divenne teatro

Il nome significa letteralmente «torre insanguinata» ed è di origine turca: la Kanli Kula fu costruita dagli ottomani nel Cinquecento come principale caposaldo militare della città, con mura possenti e feritoie rivolte verso il mare e verso l'entroterra. Utilizzata a lungo come prigione, deve la sua fama sinistra proprio a quel passato carcerario. Passata poi sotto controllo veneziano e austriaco, la fortezza ha conosciuto nel secondo Novecento una trasformazione radicale: il grande cortile interno, un tempo teatro di reclusioni, ospita oggi gli spettacoli all'aperto dell'Herceg Novi Film Festival e di altre rassegne estive, con gradinate ricavate tra le antiche mura. Salire fin quassù regala anche una delle viste più ampie sul golfo, dalla penisola di Luštica fino all'imboccatura delle Bocche.

Španjola, il balcone sul tramonto

Più in alto, sul crinale che domina l'intero abitato, si trova il Forte Španjola, la fortezza spagnola, così chiamata perché fatta erigere nella seconda metà del Cinquecento da un contingente di truppe spagnole alleate degli austriaci in funzione anti-ottomana, prima di essere completata dai turchi stessi. Vi si arriva con una salita decisa attraverso i vicoli della città vecchia o seguendo sentieri panoramici tra la macchia mediterranea, ma lo sforzo è ripagato da uno dei punti di osservazione più spettacolari del Montenegro costiero: da qui lo sguardo abbraccia i tetti di Herceg Novi, l'ingresso alle Bocche di Cattaro e, nelle giornate più limpide, la costa croata in lontananza. È il luogo che gli abitanti scelgono per assistere al tramonto lontano dal via vai del lungomare.

Il lungomare di Pet Danica

Šetalište Pet Danica è la lunga passeggiata costiera che collega Herceg Novi a Igalo, per circa due chilometri fiancheggiati da palme, oleandri e ville d'epoca austro-ungarica affacciate direttamente sull'acqua. Il nome, «le cinque Danica», ricorda cinque donne che portavano questo nome legate alla storia locale della passeggiata. È il luogo dove la città rallenta il passo: al mattino presto ci si va a nuotare dalle piccole scalette in cemento che scendono in mare, nel tardo pomeriggio si passeggia tra bar e gelaterie, e in ogni stagione resta il collegamento pedonale più piacevole tra il centro e i quartieri termali. Da qui si intravedono anche i moli storici e i piccoli approdi privati che punteggiano tutta questa porzione di costa.

Igalo e le terme di Simo Milošević

Subito a ovest del centro, Igalo è nota da oltre un secolo per le proprietà curative del suo fango marino, il peloide, usato nella talassoterapia. Il fulcro di questa tradizione è l'Istituto Dr Simo Milošević, uno dei più grandi centri di riabilitazione e cura termale dei Balcani, frequentato in epoca jugoslava anche da Josip Broz Tito, che qui soggiornava regolarmente per le cure. Il complesso continua oggi ad accogliere pazienti e turisti del benessere per trattamenti legati a patologie respiratorie, reumatiche e cardiovascolari, sfruttando un microclima particolarmente mite protetto dal massiccio dell'Orjen. Attorno all'istituto si è sviluppato un piccolo quartiere balneare con stabilimenti, parchi e un lungomare proprio che si ricongiunge, verso est, alla passeggiata di Pet Danica.

Rose, Luštica e le spiagge di ciottoli

Sul lato opposto della baia, la penisola di Luštica custodisce alcuni dei tratti di costa meno urbanizzati dell'area di Herceg Novi. Il villaggio di pescatori di Rose, con la sua piccola chiesa e le case in pietra raccolte attorno a un'insenatura riparata, è il punto di partenza ideale per raggiungere spiagge come Žanjic o la baia di Plavi Horizonti, dove l'acqua limpida contrasta con i ciottoli bianchi e la macchia mediterranea che scende fino al mare. La penisola, storicamente più isolata e legata alla pesca e alla coltivazione dell'ulivo, si visita bene in mezza giornata via strada panoramica o in barca, ed è la meta preferita di chi cerca calette più tranquille rispetto al lungomare cittadino.

La festa della mimosa

Herceg Novi è conosciuta in tutta la regione come grad mimoza, la città delle mimose, per la straordinaria fioritura invernale che ricopre di giallo giardini, muri e colline circostanti già a partire da gennaio. La pianta, introdotta nell'area nel secondo dopoguerra, ha trovato nel microclima locale condizioni ideali, tanto da diventare simbolo cittadino. Da qui nasce la Mimosa Festival, tradizione che si celebra dagli anni Settanta e che per un mese intero, tra fine gennaio e febbraio, anima la città con sfilate in costume, concerti, mercatini e l'elezione della «regina della mimosa». È uno degli appuntamenti popolari più sentiti del Montenegro costiero e coincide con il periodo in cui il paesaggio urbano assume i colori più intensi dell'intero anno.

Sapori di Herceg Novi

La cucina locale riflette la doppia anima della città, marinara e montana. Sulle tavole dei ristoranti del porto dominano il pesce alla griglia, i frutti di mare crudi e il brudet, uno spezzatino di pesce in umido cotto lentamente con pomodoro e servito con la polenta, eredità comune a tutta la costa adriatica orientale. Dall'entroterra arrivano invece il prosciutto affumicato di Njeguši e i formaggi stagionati delle malghe del Monte Orjen e del Lovćen, spesso accompagnati da un bicchiere di vranac, il vitigno rosso autoctono montenegrino. Non mancano i dolci legati alla tradizione mediterranea, dai fichi essiccati al miele di macchia. Nei mercati rionali si trovano ancora oggi produttori locali che vendono olio d'oliva, agrumi e le immancabili mimose in vaso durante la stagione della fioritura.

Quando andare e come vivere il luogo

Le stagioni di mezzo, maggio-giugno e settembre, offrono il clima più equilibrato: mare già caldo o ancora tiepido, giornate luminose e un afflusso turistico più contenuto rispetto al pieno dell'estate, quando luglio e agosto portano temperature elevate e il lungomare si riempie di visitatori. Chi ama gli eventi popolari può pianificare il viaggio attorno alla Mimosa Festival di febbraio, quando il clima è comunque mite grazie alla protezione dei rilievi retrostanti. L'autunno e l'inizio della primavera restano ideali per chi cerca un ritmo lento, tra passeggiate sul lungomare, visite alle fortezze senza code e cene nei ristoranti di pesce senza la ressa estiva. In ogni stagione conviene mettere in conto scarpe comode: tra scalinate e sentieri panoramici, Herceg Novi si esplora soprattutto a piedi.

  • Salire alla fortezza Španjola per il tramonto sulle Bocche di Cattaro
  • Passeggiare lungo Šetalište Pet Danica da Herceg Novi a Igalo
  • Assistere a uno spettacolo estivo nel cortile della Kanli Kula
  • Fare un bagno dagli scogli sotto il Forte Mare al mattino presto
  • Raggiungere in barca o in auto il villaggio di pescatori di Rose
  • Provare un trattamento di talassoterapia con il fango di Igalo
  • Visitare la città in febbraio durante la Mimosa Festival

Domande frequenti

Come si arriva a Herceg Novi?
L'aeroporto più vicino è quello di Tivat, a circa 25 km, seguito da Dubrovnik in Croazia a circa 45 km. In auto conviene usare il traghetto Kamenari–Lepetane per attraversare le Bocche di Cattaro senza girare tutta la baia.
Qual è il periodo migliore per visitare Herceg Novi?
Maggio-giugno e settembre offrono clima mite e meno folla; luglio e agosto sono caldi e affollati; febbraio è il mese della Mimosa Festival, quando la città fiorisce di giallo.
Cosa vedere in un giorno a Herceg Novi?
Il centro storico con la Sat Kula, il Forte Mare, la Kanli Kula e una salita fino alla fortezza Španjola per il panorama, chiudendo con una passeggiata su Pet Danica verso Igalo.
Dove si parcheggia in città?
Il centro storico è pedonale e in salita: conviene lasciare l'auto nei parcheggi vicino al terminal bus o al mercato, appena fuori dalla città vecchia, e proseguire a piedi.
Quanti giorni servono per visitare Herceg Novi e dintorni?
Due o tre giorni permettono di vedere il centro storico, Igalo e una gita sulla penisola di Luštica; con più tempo si può esplorare anche il resto delle Bocche di Cattaro.
Herceg Novi è adatta a famiglie con bambini o animali?
Il lungomare di Pet Danica è pianeggiante e adatto a passeggini e animali al guinzaglio; le spiagge sono per lo più di ciottoli, mentre la città vecchia, ricca di scalinate, richiede più attenzione con i passeggini.

Come arrivare

In aereo
  • Aeroporto di Tivat (TIV), circa 25 km
  • Aeroporto di Dubrovnik (DBV), Croazia, circa 45 km
  • Aeroporto di Podgorica (TGD), circa 140 km
In auto
  • Herceg Novi si raggiunge dalla Croazia tramite il valico di frontiera di Debeli Brijeg, vicino a Igalo, oppure da Podgorica e dal resto del Montenegro seguendo la strada costiera che costeggia le Bocche di Cattaro.
Consiglio
  • Per andare verso Kotor o Tivat conviene imbarcarsi sul traghetto tra Kamenari e Lepetane, che accorcia il giro della baia di parecchi chilometri e offre uno scorcio ravvicinato sulle Bocche.

Perfetto per

Storia

Quattro secoli di dominazioni si leggono nelle mura sovrapposte di Forte Mare, Kanli Kula e Španjola, tre fortezze diverse per epoca e stile costruttiva.

Mare

Scogliere basse, piccoli moli e l'ingresso alle Bocche di Cattaro rendono la costa cittadina ideale per bagni e passeggiate sul lungomare.

Benessere

A Igalo la tradizione della talassoterapia e dei fanghi curativi continua da oltre un secolo, in un microclima protetto dal monte Orjen.

Natura

Il contrasto tra il massiccio spoglio dell'Orjen e la vegetazione mediterranea della costa regala paesaggi che cambiano nel giro di pochi chilometri.

Gastronomia

Pesce fresco e brudet sulla costa, prosciutto di Njeguši e formaggi di montagna dall'entroterra, accompagnati dal vranac locale.

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