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Nikšić

L'8 settembre 1877 le truppe del principe Nicola I di Montenegro entrarono nella cittadella ottomana di Onogošt, chiudendo secoli...

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L'8 settembre 1877 le truppe del principe Nicola I di Montenegro entrarono nella cittadella ottomana di Onogošt, chiudendo secoli di dominio turco su quella che di lì a poco avrebbe preso il nome di Nikšić. Da allora la città ha cambiato pelle più volte, ma la piana calcarea in cui sorge, il più esteso campo carsico del Montenegro, ne ha sempre disegnato il carattere: un bacino verde stretto fra montagne, attraversato dal fiume Gračanica e punteggiato di laghi artificiali dal colore intenso. Seconda città del paese per popolazione dopo la capitale Podgorica, Nikšić non rincorre il turismo balneare della costa: vive di industria pesante, di una lunga tradizione universitaria e di un'identità operaia che convive con un centro storico austro-ungarico fatto di viali alberati, ponti in pietra e piazze ordinate. Qui è nata nel 1896 la birra che porta il nome della città, qui si staglia sulla piana una delle cattedrali ortodosse più imponenti dei Balcani, completata solo pochi anni fa dopo un secolo di lavori interrotti. Nikšić è anche la porta più comoda per raggiungere il monastero di Ostrog, meta di pellegrinaggio che attira fedeli da tutta la regione ortodossa. Un luogo che chiede di essere visto con calma, camminando dalla fortezza in rovina alla collina boscosa che sovrasta la città, fino alle rive dei laghi dove i nikšićani stessi vanno a pescare e a fare il bagno nei mesi caldi.

Aggiornato il 9 luglio 2026

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Il racconto

La storia di Nikšić

Storia: da Onogošt medievale alla città industriale

Il sito su cui sorge Nikšić era abitato già in epoca illirica e poi romana, quando un insediamento fortificato chiamato Anderva controllava i passaggi della piana. Nel Medioevo l'abitato prese il nome slavo di Onogošt e divenne un centro conteso fra il regno di Zeta e le potenze vicine, con una fortezza che passò di mano più volte. La conquista ottomana, a partire dal XV secolo, trasformò Onogošt in un avamposto turco strategico ai confini del Montenegro libero delle montagne, ruolo che mantenne per circa quattro secoli fra scontri, assedi e tentativi montenegrini di riconquista mai riusciti fino all'Ottocento. La liberazione arrivò nel 1877, durante la guerra russo-turca, quando le forze del principe Nicola I espugnarono la città: da quel momento Onogošt cambiò nome in Nikšić ed entrò a far parte del Principato del Montenegro, avviando una fase di ricostruzione urbanistica in stile austro-ungarico che ha lasciato il centro che si vede ancora oggi. Nel Novecento la città è cresciuta come polo industriale, con l'acciaieria, il birrificio e più tardi l'università, diventando il secondo centro urbano del paese.

La fortezza Bedem, sentinella sulla città vecchia

Sulla collina che domina il centro storico si conservano i resti della fortezza ottomana conosciuta semplicemente come Bedem, cioè 'bastione' in turco-ottomano, il nucleo difensivo attorno a cui è cresciuta l'antica Onogošt. Le mura in pietra, oggi parzialmente diroccate, raccontano i secoli di presidio turco e gli assedi montenegrini che si susseguirono fino alla liberazione del 1877. Da qui il controllo visivo sulla piana e sulle vie di accesso era pressoché totale, ed è facile capire perché il sito fu scelto già in epoca precedente per le prime fortificazioni. Oggi il Bedem non è un monumento restaurato in vetrina, ma un luogo vissuto: le sue mura e gli spazi aperti al suo interno ospitano da anni concerti, spettacoli teatrali e proiezioni nell'ambito dell'estate culturale cittadina, che anima le sere d'estate con un pubblico locale più che turistico. Salire fino alla fortezza regala anche uno dei punti di vista più ampi sulla città bassa, sul corso del fiume e sulle prime propaggini della piana carsica.

Il Ponte dell'Imperatore, elegante eredità austro-ungarica

Nel cuore urbano, sul corso del fiume Gračanica, si attraversa il Carev most, il 'Ponte dell'Imperatore', costruito negli ultimi anni dell'Ottocento in un momento di intensa modernizzazione della città dopo l'annessione al Montenegro. Il nome deriva dal legame con la casa imperiale asburgica, che ebbe un ruolo nel finanziamento o nella diplomazia dietro la sua realizzazione, in un'epoca in cui l'Austria-Ungheria guardava con interesse ai rapporti con il piccolo regno montenegrino. Con le sue arcate in pietra squadrata e il profilo sobrio, il ponte è rimasto uno dei simboli architettonici più fotografati della città, tanto da comparire spesso come immagine simbolo di Nikšić accanto alla cattedrale e alla fortezza. Passeggiare lungo le sue balaustre, soprattutto al tramonto quando la luce si riflette sull'acqua verde del fiume, permette di cogliere bene il contrasto fra l'impronta ottomana della città vecchia e quella mitteleuropea del centro ottocentesco costruito dopo la liberazione.

La birra Nikšićko e il birrificio di Trebjesa

Nel 1896 sulla collina di Trebjesa, alle porte del centro, venne fondato il birrificio che ancora oggi produce la Nikšićko pivo, la birra più bevuta del Montenegro e uno dei simboli industriali più riconoscibili del paese. La scelta del sito non fu casuale: le sorgenti d'acqua della collina, fresche e abbondanti, garantivano la materia prima ideale per la produzione, mentre la posizione sopraelevata offriva condizioni di conservazione favorevoli prima dell'arrivo della refrigerazione moderna. Il birrificio ha attraversato indenne i cambi di regime e di confine del Novecento, restando in attività ininterrotta e diventando un motivo di orgoglio cittadino tanto quanto un motore economico. Ancora oggi l'etichetta verde della Nikšićko si trova su ogni tavolo del paese, dai bar della capitale ai ristoranti della costa, ed è diventata quasi sinonimo del nome stesso della città. Per chi visita Nikšić, un bicchiere fresco bevuto in uno dei locali del centro è un modo semplice e autentico di entrare in contatto con l'identità locale.

La cattedrale di San Basilio di Ostrog

Sulla piana, ben visibile da gran parte della città, si staglia la cattedrale dedicata a San Basilio di Ostrog, uno degli edifici religiosi ortodossi più grandi dei Balcani per volume. I lavori iniziarono già alla fine dell'Ottocento per volontà del re Nicola I, ma la costruzione conobbe una storia travagliata: interruzioni per le guerre balcaniche e la prima guerra mondiale, poi decenni di abbandono e persino un uso improprio come deposito durante il periodo socialista jugoslavo, quando l'edificio incompiuto restò a lungo un guscio vuoto sullo skyline cittadino. Solo a partire dagli anni Novanta i lavori ripresero con decisione, fino alla consacrazione ufficiale nel 2016, che ha restituito alla città un luogo di culto di dimensioni monumentali, con cupole imponenti e interni riccamente decorati da mosaici e affreschi. Al di là del suo peso religioso per la comunità ortodossa montenegrina, la cattedrale è oggi anche un punto di riferimento visivo e urbanistico, visibile da chilometri di distanza lungo la piana.

I laghi della piana: Krupac, Slano e Liverovići

Il territorio carsico attorno a Nikšić, povero di corsi d'acqua superficiali stabili, è stato trasformato nel corso del Novecento con la creazione di tre bacini artificiali che oggi sono parte integrante del paesaggio e della vita all'aperto cittadina: il lago di Krupac, quello di Slano e quello di Liverovići. Nati per esigenze di approvvigionamento idrico e produzione idroelettrica legate anche alle attività industriali della città, questi specchi d'acqua hanno finito per diventare le mete preferite dei nikšićani nei mesi caldi, con rive attrezzate per il bagno, la pesca sportiva e semplici passeggiate. Il lago di Krupac, il più vicino al centro, è probabilmente il più frequentato, con piccoli stabilimenti balneari informali e un'atmosfera familiare lontana dal turismo di massa della costa. Le acque, alimentate da sorgenti carsiche, mantengono spesso una trasparenza sorprendente, e nelle giornate terse regalano riflessi delle montagne circostanti che meritano una sosta anche solo fotografica.

La collina di Trebjesa, polmone verde della città

A ridosso del centro si alza la collina boscosa di Trebjesa, che oltre a ospitare lo storico birrificio è diventata nel tempo il principale parco urbano di Nikšić. I sentieri fra i pini conducono a un piccolo cimitero monumentale e a un memoriale dedicato ai caduti delle guerre del Novecento, testimonianza del ruolo che la città ha avuto negli eventi bellici che hanno segnato il Montenegro. Il colpo d'occhio dall'alto della collina abbraccia l'intero centro storico, la cattedrale, il corso del fiume e, nelle giornate più limpide, le montagne che chiudono la piana all'orizzonte. Per gli abitanti la collina è soprattutto un luogo di quotidianità: qui si viene a correre al mattino, a fare pic-nic la domenica o semplicemente a prendere una boccata d'aria lontano dal traffico del centro. Per chi visita la città, una passeggiata a Trebjesa è probabilmente il modo più rapido per capire la scala e la geografia di Nikšić prima di scendere a esplorarne le strade.

Il Monastero di Ostrog, nei dintorni

A una trentina di chilometri da Nikšić, sulla strada che scende verso Podgorica, si trova il monastero di Ostrog, la meta di pellegrinaggio più importante del Montenegro e uno dei luoghi sacri più venerati di tutto il mondo ortodosso. Il monastero fu fondato nel XVII secolo dal vescovo Basilio di Ostrog, che scelse di costruire le sue celle e la chiesa addossandole direttamente a una parete rocciosa verticale, a diverse centinaia di metri di altezza sulla valle sottostante: una scelta che rendeva il luogo difendibile e insieme carico di un forte significato spirituale di ritiro dal mondo. Il complesso si divide in un monastero inferiore, immerso nel bosco lungo la strada di accesso, e in un monastero superiore, letteralmente ancorato alla falesia, dove sono custodite le reliquie del santo e dove ogni anno arrivano pellegrini da tutta la regione balcanica, a piedi o in auto lungo i tornanti che risalgono la montagna. Nikšić, con i suoi collegamenti stradali diretti, è la base logistica più comoda per chi vuole visitare Ostrog senza affrontare il traffico della costa.

Sapori e cucina locale

La cucina di Nikšić riflette la sua posizione fra montagna e piana carsica, con piatti sostanziosi pensati per un clima più rigido rispetto al litorale. Accanto alla birra Nikšićko, protagonista assoluta di ogni tavola, si trovano formaggi stagionati e il kajmak, la crema di latte tipica dei Balcani, spesso accompagnati da pane casereccio e salumi affumicati provenienti dalle zone pastorali vicine. Piatti come la cicvara, una polenta cremosa a base di farina di mais e formaggio, o l'agnello cotto lentamente sotto la campana di ghisa (la sač), raccontano una tradizione contadina di lunga data, tramandata più nelle case e nelle taverne di paese che nei ristoranti turistici. Nei mercati e nelle piccole rosticcerie del centro si trovano anche i classici della cucina di strada montenegrina, dai cevapi alle burek, ideali per uno spuntino veloce fra una visita e l'altra. È una cucina onesta, poco spettacolare nella presentazione ma capace di raccontare bene il carattere operoso e poco incline al turismo patinato della città.

Quando andare e come vivere la città

Nikšić si trova a un'altitudine maggiore rispetto alla costa e ha un clima più continentale, con inverni freddi e talvolta nevosi e estati calde ma meno afose del litorale grazie alla ventilazione della piana. La primavera e l'inizio dell'estate, fra maggio e giugno, sono probabilmente il periodo migliore per visitarla: la piana è verde, i laghi iniziano a riempirsi di bagnanti locali e le temperature restano piacevoli per camminare fra il centro storico e la collina di Trebjesa. Luglio e agosto sono ideali per chi vuole unire la città a un bagno nei laghi di Krupac o Slano, mentre l'autunno regala una luce limpida perfetta per le foto dalla fortezza Bedem o dalla collina. Nikšić si vive bene anche in una sola giornata, ma merita di essere usata come base per due o tre notti se si vuole includere nel programma anche l'escursione al monastero di Ostrog, distante meno di un'ora di auto, evitando così i tempi più lunghi che servirebbero partendo dalla costa.

  • Passeggiare fra le mura della fortezza Bedem e assistere, in stagione, a un concerto o spettacolo serale
  • Attraversare a piedi il Carev most al tramonto, con vista sul fiume Gračanica
  • Bere una Nikšićko fresca in un locale del centro, a pochi passi dal birrificio di Trebjesa
  • Visitare gli interni della cattedrale di San Basilio di Ostrog e i suoi mosaici
  • Fare il bagno o una passeggiata sulle rive del lago di Krupac nei mesi caldi
  • Salire alla collina di Trebjesa per il panorama sulla città e sulla piana
  • Dedicare una giornata all'escursione al monastero di Ostrog, fra monastero inferiore e superiore

Domande frequenti

Come si arriva a Nikšić?
L'aeroporto più vicino è quello di Podgorica, a circa 50 km, collegato a Nikšić da una strada statale in circa 45 minuti d'auto o bus. In alternativa esiste un collegamento ferroviario diretto con Podgorica.
Quando è il periodo migliore per visitare Nikšić?
Tra maggio e settembre, quando il clima della piana è mite e i laghi vicini sono balneabili. L'inverno può essere freddo e nevoso, adatto solo a chi cerca un'atmosfera diversa dalla costa.
Cosa vedere a Nikšić in un giorno?
Il centro storico con il Carev most, la fortezza Bedem, la cattedrale di San Basilio e una sosta al birrificio di Trebjesa bastano per una visita completa in mezza o una giornata.
Si può visitare il monastero di Ostrog partendo da Nikšić?
Sì, è l'escursione più consigliata dalla città: il monastero dista meno di 40 km ed è raggiungibile in circa 40-50 minuti d'auto lungo una strada di montagna con tornanti.
Dove si può fare il bagno vicino a Nikšić?
Il lago di Krupac, a pochi minuti dal centro, è il punto balneare più frequentato dai locali, seguito dai laghi di Slano e Liverovići, più tranquilli e meno attrezzati.
Nikšić è adatta a una visita con bambini?
Sì, il centro è pianeggiante e percorribile a piedi, la collina di Trebjesa offre spazi verdi per correre e giocare, e i laghi vicini sono comodi per una giornata all'aria aperta in famiglia.

Come arrivare

In aereo
  • Aeroporto di Podgorica (TGD), circa 50 km, il più vicino e meglio collegato
In treno
  • Linea ferroviaria Nikšić–Podgorica, con stazione in città
In auto
  • Da Podgorica si raggiunge Nikšić in circa 45-50 minuti lungo la strada statale M-2/M-18; la città è anche il principale snodo stradale verso il monastero di Ostrog e verso la costa via Risan o Danilovgrad.
Consiglio
  • Chi arriva dalla costa può risparmiare tempo passando da Nikšić per raggiungere Ostrog, evitando il traffico estivo delle strade costiere più a sud.

Perfetto per

Storia

Dalla fortezza ottomana Bedem al Carev most austro-ungarico, il centro racconta secoli di dominazioni diverse in poche centinaia di metri.

Natura e laghi

I bacini di Krupac, Slano e Liverovići offrono bagni, pesca e passeggiate immersi nel paesaggio carsico della piana.

Pellegrinaggio

Il vicino monastero di Ostrog, addossato alla roccia, è una delle mete spirituali più importanti dei Balcani e si visita comodamente da Nikšić.

Gusto

La birra Nikšićko, il kajmak e i piatti di montagna come la cicvara rappresentano l'anima gastronomica autentica e poco turistica della città.

Vita all'aperto

La collina di Trebjesa e le rive dei laghi vicini sono i luoghi dove i nikšićani stessi trascorrono il tempo libero, lontano dai circuiti turistici classici.

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