Folegandros
Fino alla metà degli anni Ottanta, per andare da Chora ad Ano Meria a Folegandros non esisteva una strada asfaltata: si percorreva...
Aggiornato il 10 luglio 2026
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Il racconto
La storia di Folegandros
Una storia di isolamento e resistenza
Le tracce più antiche di insediamento a Folegandros risalgono all'età del Bronzo, ma è nel periodo classico che l'isola compare nelle fonti greche, spesso citata insieme alle vicine Sikinos e Anafi come terra marginale rispetto ai centri di potere delle Cicladi. In epoca romana la sua asperità la rese luogo di confino per personaggi caduti in disgrazia, una funzione che condivise con altre isole minori dell'Egeo. Bizantini, genovesi e infine veneziani si succedettero nel controllo del territorio: furono questi ultimi, nel Duecento, sotto il ducato di Naxos dei Sanudo, a costruire il nucleo fortificato che oggi è il cuore di Chora. Seguirono secoli di dominazione ottomana e incursioni piratesche, che spinsero gli abitanti a rifugiarsi nell'entroterra e a costruire villaggi difendibili invece che porti aperti sul mare.
Il Kastro di Chora
Il nucleo storico di Chora è un kastro nel senso più letterale del termine: le case, addossate le une alle altre lungo quattro cortili concentrici, formavano un anello continuo che fungeva da mura difensive, con un unico accesso richiudibile in caso di attacco. Costruito dai veneziani nel XIII secolo e più volte rimaneggiato, il Kastro conserva ancora oggi la sua struttura a labirinto: vicoli stretti lastricati, archi bassi, balconi fioriti di gerani e bouganville che si affacciano su piazzette dove la sera si mangia all'aperto. Non ci sono automobili, non ci sono insegne invadenti: solo pietra bianca e il rumore dei passi. Passeggiare tra le sue quattro piazze principali, una dopo l'altra, resta il modo migliore per capire come viveva una comunità cicladica sotto minaccia costante di incursioni.
La chiesa della Panagia, sospesa sul vuoto
Sopra Chora, su uno sperone roccioso che domina il paese e il mare aperto, sorge la chiesa della Panagia, meta di un pellegrinaggio che gli abitanti compiono ancora oggi lungo un sentiero a gradoni scavato nella roccia. La salita, una ventina di minuti a passo lento, offre uno dei panorami più intensi delle Cicladi: le case bianche di Chora aggrappate al bordo della falesia, il blu che si apre a perdita d'occhio, le luci che al tramonto si accendono una dopo l'altra. Il 15 agosto, per la festa della Dormizione, la chiesa diventa il centro di una delle celebrazioni religiose più sentite dell'isola, con una processione che parte dal paese e si conclude sotto le sue mura bianche.
Ano Meria, l'anima rurale dell'isola
Se Chora è il volto pubblico di Folegandros, Ano Meria ne è l'anima contadina. Il villaggio, in realtà una sequenza di piccoli nuclei sparsi lungo la strada che attraversa l'altopiano occidentale, ha conservato un'economia rurale fatta di terrazzamenti, muretti a secco, allevamento di capre e coltivazione di orzo. Il piccolo Museo Folkloristico, ricavato in un'antica fattoria, racconta com'era la vita quotidiana degli abitanti prima dell'arrivo del turismo: gli attrezzi agricoli, i telai, le cucine a legna. Nei dintorni si trovano ancora alcune delle aie in pietra usate per battere il grano, e non è raro incrociare pastori che spostano il gregge lungo i sentieri che collegano i campi alle poche spiagge raggiungibili da questa parte dell'isola.
Karavostasis, la porta sul mare
Karavostasis è il porto di Folegandros, un piccolo insediamento cresciuto attorno all'approdo dei traghetti, con una manciata di taverne sul lungomare e una spiaggia di sabbia scura comoda per chi arriva o riparte senza tempo per spostarsi altrove. Non ha l'imponenza scenografica di Chora, ma la sua funzione è rimasta la stessa da sempre: essere il punto di contatto tra l'isola e il resto del mondo. Da qui partono anche le piccole imbarcazioni che d'estate collegano il paese alle spiagge più isolate della costa meridionale, altrimenti raggiungibili solo a piedi lungo sentieri ripidi e poco ombreggiati.
Katergo e le spiagge raggiungibili solo a piedi o in barca
La costa di Folegandros non regala arenili comodi: le spiagge migliori si conquistano con una camminata o una traversata in caicco, ed è proprio questo a preservarle. Katergo, sulla punta sud-occidentale, è considerata la più bella dell'isola: ciottoli chiari, acqua trasparente e un anfiteatro di rocce che la protegge dal vento, raggiungibile con un sentiero di circa quarantacinque minuti da Agkali oppure in barca da Karavostasis nei mesi estivi. Livadi (o Livadaki), sotto la chiesa della Panagia, è più piccola e altrettanto isolata. Agkali, la più grande e attrezzata, resta comunque priva di grandi strutture: qualche taverna, ombrelloni essenziali, il minimo indispensabile.
Un paesaggio di rocce, capperi e vento
Folegandros è un'isola verticale: le sue coste occidentali e meridionali cadono a picco sul mare per oltre duecento metri, mentre l'interno è un altopiano arido attraversato da muretti a secco che disegnano terrazzamenti ormai in parte abbandonati. La vegetazione è quella tipica della macchia cicladica più povera d'acqua: timo, origano selvatico, ginestre e soprattutto capperi, che crescono spontanei lungo i pendii rocciosi e vengono ancora raccolti a mano da alcune famiglie del posto. Il vento, in particolare il meltemi estivo, è una presenza costante che ha modellato l'architettura stessa dei villaggi, orientati per offrire il minor riparo possibile alle raffiche.
Sapori dell'altopiano: matsata e formaggi di capra
La cucina di Folegandros riflette la sua economia pastorale e la scarsità d'acqua che ha sempre limitato l'agricoltura. Il piatto simbolo è la matsata, una pasta fresca fatta a mano servita con sugo di gallo o coniglio, spesso accompagnata da formaggio locale grattugiato. Il sourotyri, formaggio fresco leggermente acidulo prodotto con latte di capra, compare in quasi tutti i piatti dell'isola, dalle insalate ai ripieni. I capperi raccolti sui pendii rocciosi finiscono in conserva o in insalata, mentre nei forni di Chora si trova ancora il pane cotto a legna secondo ricette tramandate di famiglia in famiglia. Da bere, il vino locale prodotto in piccole quantità da vitigni resistenti al vento e alla siccità.
Cosa non perdere a Folegandros
- Il Kastro di Chora al tramonto, quando le case si accendono di luce dorata
- La salita alla chiesa della Panagia per il panorama sulla falesia
- Una giornata alla spiaggia di Katergo, raggiunta a piedi o in barca
- Il Museo Folkloristico di Ano Meria per capire la vita rurale dell'isola
- Una cena a base di matsata in una taverna di Chora
- Il sentiero costiero tra Agkali e Livadaki, tra rocce e macchia mediterranea
Quando andare
La stagione turistica di Folegandros va da maggio a inizio ottobre, con il periodo migliore concentrato tra giugno e la prima metà di settembre, quando i collegamenti via mare sono più frequenti e tutte le taverne sono aperte. Luglio e agosto portano il caldo pieno e un discreto afflusso di visitatori, soprattutto italiani e francesi, ma l'isola resta comunque meno affollata delle vicine Santorini o Milos. Maggio, giugno e settembre offrono temperature più miti, mare già caldo e sentieri praticabili senza il sole a picco di mezza estate: sono i mesi ideali per chi vuole camminare e godersi Chora senza la ressa. In inverno l'isola si svuota quasi completamente e molti collegamenti marittimi si riducono ai minimi termini.
Domande frequenti
Come si arriva a Folegandros?
Quanti giorni servono per visitare Folegandros?
Come ci si sposta sull'isola?
Le spiagge sono facilmente raggiungibili con bambini piccoli?
Si trova parcheggio a Chora?
Folegandros è adatta a chi cerca vita notturna?
Come arrivare
- Nessun aeroporto sull'isola; il più vicino con collegamenti regolari è quello di Santorini, raggiungibile poi in traghetto
- Non esistono collegamenti stradali: si arriva esclusivamente in traghetto dal Pireo (circa 4-8 ore a seconda del tipo di nave) o, in estate, da Santorini, Ios, Sikinos e Milos.
- Prenotare il traghetto con anticipo in alta stagione; i mezzi veloci dimezzano i tempi ma sono più soggetti a cancellazioni col vento forte (meltemi).
Perfetto per
Chilometri di sentieri tra terrazzamenti e falesie collegano Chora, Ano Meria e le spiagge più isolate, ideali per chi ama camminare lontano dalla folla.
Spiagge raggiungibili solo a piedi o in barca, acque trasparenti e nessuna grande struttura balneare a rovinare il paesaggio.
Niente vita notturna sfrenata: le serate si vivono tra le piazze di Chora, con cene lunghe e vista sul tramonto.
Ano Meria racconta un'economia contadina ancora visibile nei campi terrazzati, nelle capre al pascolo e nel Museo Folkloristico.
Da vedere
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