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Butrint

Nell'Eneide, quando Enea approda sulle coste dell'Epiro in fuga da Troia, trova un piccolo regno governato da Eleno, indovino troi...

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Nell'Eneide, quando Enea approda sulle coste dell'Epiro in fuga da Troia, trova un piccolo regno governato da Eleno, indovino troiano, e da Andromaca, vedova di Ettore: i due hanno ricostruito in miniatura la loro città perduta, chiamando persino un ruscello locale come il fiume Xanthos di Troia. Per la tradizione antica quella "piccola Troia" letteraria coincideva con Butrinto, la Bouthroton dei greci e la Buthrotum dei romani, un abitato stretto tra un lago salmastro e il canale che guarda dritto verso Corfù. È un mito, ma racconta bene la natura del luogo: una soglia tra il mondo greco e l'entroterra epirota, poi tra Roma e Bisanzio, infine tra Venezia e l'Impero ottomano. Oggi Butrinto è un parco archeologico e naturale dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1992, uno dei siti più completi dei Balcani: in poche centinaia di metri si cammina dal teatro greco al foro romano, dalla basilica paleocristiana con i suoi mosaici alla fortezza veneziana sull'acropoli. Intorno, il parco nazionale custodisce una laguna viva di canneti, uccelli acquatici e allevamenti di mitili, mentre a pochi chilometri Saranda e le isole di Ksamil offrono il contrappunto balneare. Visitarla significa attraversare duemilacinquecento anni di storia senza mai allontanarsi dall'acqua che li ha attraversati tutti.

Aggiornato il 9 luglio 2026

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Il racconto

La storia di Butrint

Dalle origini illiriche alla città greca

Il sito fu abitato fin dall'età del bronzo dalle popolazioni caonie, un ramo degli Illiri stanziato sulla costa epirota. Tra l'VIII e il VII secolo a.C. l'insediamento entrò in contatto con i coloni greci di Corcira, l'odierna Corfù, che vi introdussero culti, alfabeto e forme urbane elleniche, pur senza mai farne una vera colonia greca in senso stretto. Il nome Bouthroton, secondo un'etimologia popolare antica, alluderebbe al sacrificio di un bue durante la fondazione, ma resta più probabile una radice illirica adattata al greco. Tra il IV e il III secolo a.C. la città si dotò delle possenti mura poligonali che ancora oggi cingono la collina, del teatro e del santuario dedicato ad Asclepio, dio della medicina, che ne fece per secoli una meta di pellegrinaggio e cura.

Buthrotum, colonia romana

Nel I secolo a.C. Roma guardò a Butrinto con interesse strategico, proprio di fronte a Corfù e lungo le rotte per la Grecia. Giulio Cesare progettò di insediarvi veterani come colonia, un piano che il suo amico Attico, proprietario di terre nella zona, osteggiò per non vedere svalutate le proprie proprietà; fu poi Augusto, dopo la vittoria di Azio, a fondare la Colonia Iulia Buthrotum, popolandola di veterani delle sue legioni. La città romana si arricchì di un foro, terme, un acquedotto e un ninfeo, mentre il vecchio santuario di Asclepio continuò a funzionare accanto alle nuove architetture imperiali. Le iscrizioni ritrovate sul luogo, in particolare quelle che registrano l'affrancamento di schiavi legato al culto del dio, restituiscono uno spaccato vivido della società cittadina di età romana.

Bisanzio, i saccheggi e il lento declino

Con la divisione dell'impero, Butrinto entrò nell'orbita bizantina e visse una nuova fioritura tra il V e il VI secolo, quando la città si dotò di una grande basilica cristiana e del celebre battistero con i suoi mosaici pavimentali. Le fortificazioni furono rinnovate sotto Giustiniano, ma la fine del VI secolo portò instabilità, terremoti e un progressivo impaludamento dell'area lagunare che avrebbe segnato il destino del sito per i secoli successivi. Nel 1081 la città fu saccheggiata dai Normanni durante la campagna di Roberto il Guiscardo contro Bisanzio, e nei decenni seguenti passò più volte di mano tra il Despotato d'Epiro, Bisanzio e potenze angioine, mentre l'abitato si restringeva progressivamente verso l'acropoli fortificata.

Il dominio veneziano e l'abbandono

Dal 1386 e più stabilmente dal Quattrocento, Butrinto passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia, che ne fece un avamposto difensivo minore rispetto a Corfù, ma comunque presidiato: risalgono a questo periodo il rafforzamento del castello sull'acropoli e la costruzione, sulla sponda opposta del canale, della fortezza triangolare a controllo dei traffici verso il mare. Tra alterne occupazioni ottomane e ritorni veneziani, la città perse progressivamente peso demografico, complice anche la malaria che si diffuse con l'espandersi delle paludi circostanti. Alla fine del Settecento, con la caduta della Serenissima, l'area era ormai quasi disabitata, ridotta a un pugno di rovine inghiottite dalla vegetazione e dall'acqua, tanto che per oltre un secolo il sito sopravvisse solo nella memoria storiografica.

La riscoperta archeologica e l'UNESCO

Le rovine tornarono alla luce a partire dal 1928, quando l'archeologo italiano Luigi Maria Ugolini avviò una missione di scavo sistematica per conto del governo italiano, riportando in pochi anni alla luce il teatro, il battistero con i suoi mosaici e le monumentali porte nelle mura, tra cui quella che prese il nome dal celebre rilievo del Leone. Dopo la Seconda guerra mondiale gli scavi proseguirono sotto la guida di archeologi albanesi, in un lavoro che si è protratto per decenni e ha progressivamente ampliato l'area indagata fino al canale e alla fortezza triangolare. Nel 1992 l'UNESCO ha iscritto Butrinto nella Lista del Patrimonio Mondiale, riconoscendone la stratificazione unica; dagli anni Novanta la Butrint Foundation britannica ha affiancato le istituzioni albanesi nella conservazione, culminata nel 2000 con l'istituzione del Parco Nazionale di Butrinto.

Il sito archeologico e il teatro antico

Il percorso di visita si snoda lungo un anello che attraversa quasi tutte le epoche della città in successione, con il teatro greco-romano come primo grande punto fermo: scavato nella collina accanto al santuario di Asclepio nel III secolo a.C. e ampliato in età romana, poteva ospitare qualche migliaio di spettatori e veniva usato tanto per rappresentazioni quanto per cerimonie legate al culto guaritore. Le gradinate in pietra, ancora ben leggibili, si affacciano su quello che era il cuore religioso e civile della città antica, con i resti del tempio e i portici del santuario a pochi passi. Le iscrizioni incise sui blocchi del teatro, che registrano atti di affrancamento di schiavi in onore di Asclepio, sono tra le fonti più preziose per ricostruire la vita quotidiana di Bouthroton ellenistica.

Il battistero paleocristiano e i suoi mosaici

Poco oltre il teatro sorge il battistero, edificio circolare del VI secolo che è probabilmente la testimonianza più sorprendente del sito: al centro conserva un pavimento musivo tra i meglio conservati dei Balcani, con cerchi concentrici popolati da pavoni, anatre, ceste di frutta, delfini e motivi geometrici realizzati con tessere policrome di grande finezza. Per proteggerli dall'esposizione solare e dall'umidità, i mosaici restano generalmente coperti da uno strato di sabbia e vengono scoperti solo in occasioni speciali o su richiesta agli addetti del parco, ma anche così l'architettura circolare, scandita da due giri di colonne, comunica con chiarezza la ricchezza raggiunta dalla comunità cristiana di Butrinto in un'epoca di transizione tra mondo antico e altomedievale.

La fortezza veneziana e il museo dell'acropoli

Salendo verso la sommità della collina si raggiunge l'acropoli, occupata fin dall'antichità e fortificata più volte fino a diventare, in epoca veneziana e poi ottomana, un piccolo castello a controllo del canale sottostante. L'edificio, ristrutturato nel Novecento, ospita oggi il museo di Butrinto, che raccoglie i reperti più significativi degli scavi: statue, iscrizioni, ceramiche e materiali che ripercorrono le fasi illirica, greca, romana e bizantina della città. Dalle sue terrazze la vista abbraccia l'intero canale di Vivari fino alla fortezza triangolare sulla sponda opposta e, nelle giornate più limpide, la sagoma di Corfù all'orizzonte: un punto di osservazione che aiuta a leggere la geografia difensiva del sito meglio di qualsiasi pianta.

Il Leone di Butrinto e le mura ciclopiche

Le fortificazioni della città bassa, costruite con grandi blocchi poligonali a partire dal IV secolo a.C. e più volte rimaneggiate in epoca romana e bizantina, sono tra le meglio conservate del mondo greco d'occidente e si possono seguire quasi per intero camminando lungo il perimetro del sito. Lungo il tracciato si apre la Porta del Leone, che deve il nome a un rilievo ellenistico raffigurante un leone nell'atto di azzannare la testa di un toro, murato nella cinta come immagine apotropaica e di potere. Ritrovato durante gli scavi di Ugolini, il rilievo è diventato una sorta di emblema del sito, oggi esposto nel percorso museale mentre sulla porta rimane una copia a segnare il punto originario.

Il canale di Vivari, il lago e la natura del parco

Le rovine di Butrinto sorgono su una lingua di terra stretta tra il lago omonimo, un bacino d'acqua salmastra alimentato da sorgenti carsiche, e il canale di Vivari, che lo collega allo stretto di Corfù dopo un paio di chilometri di corso quasi pianeggiante. L'intera area, oggi Parco Nazionale, è una zona umida di rilevanza internazionale: canneti, boschi ripariali e tratti di macchia mediterranea ospitano una fauna ricca, dalle folaghe agli aironi, dai cormorani alle lontre, mentre le acque del canale restano storicamente un corridoio di pesca e di traffico fluviale. Passeggiare lungo le sue sponde, fuori dal recinto archeologico vero e proprio, resta uno dei modi più diretti per capire perché gli antichi scelsero proprio questo punto per fondare una città.

I mitili di Butrinto

Le acque calme e ricche di nutrienti del canale di Vivari sono da generazioni un allevamento naturale di mitili, coltivati su lunghe file di corde e pali visibili navigando o passeggiando lungo la riva. La mitilicoltura di Butrinto è un'attività tradizionale della zona di Saranda, che rifornisce i ristoranti della costa e viene esportata anche in Italia grazie alla vicinanza geografica con la Puglia. Assaggiare i mitili alla griglia, in guazzetto o semplicemente al vapore in uno dei locali affacciati sul canale, magari subito dopo la visita al sito archeologico, è diventata una delle esperienze più caratteristiche legate a Butrinto, tanto quanto le rovine stesse.

Come visitare il sito: biglietti, tempo necessario e abbinamenti

Il parco archeologico è aperto tutti i giorni, con orari più ampi nella stagione estiva; l'ingresso è a pagamento con un unico biglietto che comprende l'intero percorso, dal teatro al museo dell'acropoli, e un parcheggio custodito separato vicino alla biglietteria. Per una visita completa, senza fretta, servono almeno due ore e mezza, che diventano tre se si vuole dedicare tempo anche al tratto naturalistico lungo il canale. Butrinto si abbina naturalmente a una gita da Saranda, distante circa 18 chilometri lungo la SH81, o a un soggiorno a Ksamil, ancora più vicina: molti visitatori arrivano anche in giornata dal versante greco, con il traghetto passeggeri da Corfù che sbarca a Saranda in meno di un'ora.

Quando andare

La primavera, tra aprile e giugno, e l'inizio dell'autunno, tra settembre e i primi di ottobre, sono i periodi migliori per visitare Butrinto: le temperature restano gradevoli per camminare a lungo tra le rovine e la vegetazione del parco è al massimo del suo verde, con una presenza di uccelli migratori più facile da osservare lungo il lago. In piena estate il caldo umido della zona lagunare può rendere la visita più faticosa nelle ore centrali, ed è meglio muoversi al mattino presto o nel tardo pomeriggio, evitando anche l'affluenza dei gruppi organizzati che arrivano in giornata dai traghetti di Corfù. L'inverno, più piovoso, riduce gli orari di apertura ma regala un sito quasi deserto per chi cerca silenzio.

  • Camminare l'intero perimetro delle mura poligonali, dalla Porta del Leone alla Porta Scea
  • Sedersi sulle gradinate del teatro greco-romano accanto al santuario di Asclepio
  • Osservare il pavimento a mosaico del battistero paleocristiano, quando è visibile
  • Salire all'acropoli per il museo e il panorama sul canale di Vivari e su Corfù
  • Attraversare in barca o costeggiare a piedi il canale fino alla fortezza triangolare veneziana
  • Fermarsi in un ristorante sull'acqua per assaggiare i mitili allevati nel canale
  • Proseguire fino a Ksamil per il mare, a pochi minuti di auto dal parco

Domande frequenti

Come si arriva a Butrinto?
Da Saranda si percorrono circa 18 km verso sud lungo la SH81 in direzione Ksamil; in auto o taxi bastano 20-25 minuti, e ci sono anche furgoncini di linea (furgon) che collegano Saranda a Ksamil con fermata vicino all'ingresso del parco.
Quanto tempo serve per la visita?
Per il percorso completo, dal teatro al museo dell'acropoli, calcolate almeno due ore e mezza, che diventano tre se volete dedicare tempo anche al tratto naturalistico lungo il canale di Vivari.
Dove si parcheggia?
All'ingresso del parco c'è un parcheggio custodito, con biglietto separato da quello del sito archeologico, a pochi minuti a piedi dalla biglietteria.
Si può visitare con bambini?
Sì, i sentieri del percorso principale sono in gran parte pianeggianti e ombreggiati; solo la salita all'acropoli e al museo richiede un tratto più impegnativo.
Conviene abbinare Butrinto a Ksamil o Saranda?
È l'abbinamento classico: mattina presto a Butrinto per evitare il caldo, pranzo a base di mitili sul canale, pomeriggio in spiaggia alle isole di Ksamil o passeggiata sul lungomare di Saranda.
I mosaici del battistero si vedono sempre?
No, restano di norma coperti di sabbia per proteggerli dal sole e dall'umidità e vengono scoperti solo in occasioni particolari; anche così, lo spazio del battistero resta tra i più suggestivi del sito.

Come arrivare

In aereo
  • Aeroporto Internazionale di Tirana "Madre Teresa" (TIA), circa 280 km e 4-5 ore d'auto a nord
  • Aeroporto di Corfù "Ioannis Kapodistrias" (Grecia), raggiungibile con il traghetto passeggeri Corfù-Saranda (circa 30-75 minuti di navigazione) e poi circa 25 minuti d'auto fino a Butrinto
In auto
  • Da Saranda si segue la SH81 verso sud in direzione Ksamil per circa 18 km fino all'ingresso ben segnalato del parco archeologico; la strada è asfaltata e scorrevole, con parcheggio custodito vicino alla biglietteria.
Consiglio
  • Arrivate poco dopo l'apertura o nel tardo pomeriggio per evitare la calura di mezzogiorno e i gruppi che sbarcano dai traghetti di Corfù, particolarmente numerosi a metà giornata.

Perfetto per

Archeologia

Duemilacinquecento anni di stratificazioni in un unico perimetro: teatro greco, foro romano, basilica bizantina e fortezza veneziana si susseguono in poche centinaia di metri.

Natura e birdwatching

Il parco nazionale che circonda le rovine è zona umida di rilevanza internazionale, con canneti, boschi ripariali e una fauna acquatica ricca, dalle folaghe alle lontre.

Gastronomia lagunare

La cucina locale ruota attorno ai mitili allevati nel canale di Vivari, cucinati alla griglia o in guazzetto nei ristoranti affacciati sull'acqua.

Mare e isole

A pochi minuti d'auto, le isole di Ksamil regalano acque turchesi e spiagge di sabbia fine, il contrappunto balneare naturale dopo la visita al sito.

Frontiera e storia recente

Il canale di Corfù, visibile dal parco, ricorda come Butrinto sia stata per secoli soglia tra mondo greco e mondo albanese, la stessa acqua che oggi collegano un traghetto di poco più di mezz'ora.

Da vedere

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