Gjirokastër
Qyteti i Gurit, la città di pietra: così la chiamano gli albanesi da generazioni, e basta alzare lo sguardo sui tetti grigi e scag...
Aggiornato il 8 luglio 2026
In questa stagione · Luglio · Estate
Cosa fare a Gjirokastër adesso
Il racconto
La storia di Gjirokastër
Le origini e la lunga storia di Gjirokastër
Le prime tracce di insediamento nella zona risalgono all'epoca illirica, quando la valle del Drino era già un corridoio strategico tra la costa ionica e l'interno balcanico. Poco più a sud sorgeva Antigonea, città ellenistica fondata nel III secolo avanti Cristo, e non è escluso che i primi nuclei dell'attuale Gjirokastër nascano come sua erede naturale in epoca bizantina, quando le fonti citano un centro fortificato chiamato Argyropolis, la città d'argento, da cui alcuni studiosi fanno derivare il nome stesso della città. Il vero salto di scala avviene però con la conquista ottomana del 1417, quando la fortezza bizantina viene inglobata in un sistema difensivo più ampio e attorno ad essa comincia a crescere l'abitato che oggi conosciamo, destinato a diventare uno dei centri amministrativi più importanti dell'Albania meridionale sotto la Sublime Porta.
L'epoca ottomana e la nascita della città di pietra

Per quattro secoli Gjirokastër vive sotto il dominio ottomano, sviluppando quell'urbanistica a terrazze di pietra che ancora oggi la contraddistingue. Un grande incendio all'inizio dell'Ottocento rase al suolo buona parte del bazar, dando però l'occasione per ricostruirlo secondo i canoni che vediamo tuttora: botteghe in pietra a piano terra, abitazioni fortificate nei quartieri più alti. È il periodo in cui la regione cade sotto l'influenza di Ali Pascià di Tepelena, il potente signore locale che dalla vicina Tepelenë controllava gran parte dell'Epiro storico e che proprio a Gjirokastër fece erigere, nel 1812, la torre dell'orologio del castello, ancora oggi uno dei simboli della città.
Il Castello di Gjirokastër, sentinella sulla valle
Arroccato sullo sperone roccioso che domina l'abitato, il castello è uno dei più estesi dei Balcani e racchiude in sé quasi mille anni di storia. Le sue mura ospitano oggi il Museo Nazionale delle Armi, con un percorso che ripercorre le vicende militari albanesi dall'epoca ottomana alla Seconda guerra mondiale, e conserva persino il relitto di un aereo militare americano, diventato simbolo della paranoia isolazionista del regime comunista che lo esibiva come prova di presunte incursioni spionistiche. Il castello fu anche prigione, prima sotto la monarchia di Zog e poi sotto il regime di Hoxha, e nel suo grande cortile si tiene, ogni quattro o cinque anni, il Festival Nazionale del Folklore, l'evento culturale più importante del paese.
Il Bazar Antico e le botteghe degli artigiani

Il Pazari i Vjetër, il vecchio bazar, è il cuore commerciale e sociale della città da secoli. Ricostruito dopo l'incendio ottocentesco, conserva ancora oggi l'impianto a botteghe basse in pietra, un tempo occupate da argentieri, sarti e fabbri, oggi da negozi di souvenir, tappeti tradizionali e piccoli caffè. Passeggiare tra i suoi vicoli lastricati, specialmente nelle prime ore del mattino quando i commercianti alzano le saracinesche di legno, restituisce un'immagine autentica della vita ottomana della provincia, con la torre dell'orologio del castello che fa da sfondo a ogni scorcio.
Le case-torri ottomane: i kulla di Zekate e Skenduli
L'elemento architettonico più originale di Gjirokastër è il kulla, la casa-torre in pietra pensata per unire funzione abitativa e difensiva: basamento cieco e massiccio, piani superiori con logge e finestre strombate, tetti a doppia falda coperti da lastre di ardesia locale. La Casa Zekate, costruita agli inizi dell'Ottocento, è l'esempio più scenografico, con le sue sale affrescate e il salone padronale a doppia altezza; la Casa Skenduli, poco distante, conserva invece un impianto più intimo, con stanze decorate destinate a ospiti e famiglia secondo la rigida separazione tipica delle case ottomane più agiate.
La casa di Enver Hoxha e il Museo Etnografico

Nel quartiere alto della città sorge la casa natale di Enver Hoxha, il dittatore che guidò l'Albania comunista dal 1944 al 1985. L'edificio originale, distrutto da un incendio nel 1916, fu ricostruito in stile tradizionale e trasformato, con una certa ironia della storia, in Museo Etnografico: le sale raccontano oggi la vita quotidiana, i costumi e i mestieri di una famiglia benestante di Gjirokastër, più che la biografia del suo abitante più celebre, offrendo comunque uno spaccato prezioso sull'architettura interna dei kulla.
Ismail Kadare e Cronaca di pietra
Gjirokastër è anche la città di Ismail Kadare, il più importante scrittore albanese del Novecento, che nel romanzo Cronaca di pietra racconta la propria infanzia qui vissuta durante l'occupazione italiana e poi tedesca, restituendo un ritratto vivido delle case in pietra, dei bombardamenti e delle voci del bazar. Le sue pagine hanno reso la città un luogo letterario oltre che storico, e camminare oggi tra i vicoli descritti nel libro, con le stesse case e gli stessi scorci, è per molti visitatori un'esperienza che aggiunge profondità alla visita monumentale.
Luoghi di culto e la Moschea del Bazar

Come molte città ottomane dei Balcani, anche Gjirokastër ha conosciuto per secoli la convivenza tra comunità musulmane, ortodosse e cattoliche. La Moschea del Bazar, ricostruita a metà Settecento, è uno dei pochi edifici religiosi cittadini sopravvissuti alla campagna di ateizzazione forzata del regime comunista, che negli anni Sessanta chiuse o convertì la maggior parte dei luoghi di culto albanesi; oggi torna a essere un punto di riferimento per la comunità musulmana locale e un tassello importante del paesaggio urbano del bazar.
Antigonea, l'antica città di Pirro
A una decina di chilometri a sud della città, lungo la valle del Drino, si estende il parco archeologico di Antigonea, fondata nel 295 avanti Cristo dal re Pirro dell'Epiro e dedicata alla moglie Antigone. Gli scavi hanno riportato alla luce mura ciclopiche, abitazioni con mosaici pavimentali e un piccolo museo che raccoglie i reperti più significativi. È una tappa che permette di allargare lo sguardo dalla Gjirokastër ottomana a uno strato molto più antico della storia della regione, in un paesaggio di uliveti che rende la visita ancora più suggestiva.
Il paesaggio: la valle del Drino e gli occhi blu del carso

La città si affaccia su una valle ampia e fertile, percorsa dal fiume Drino e punteggiata di uliveti, vigneti e frutteti, chiusa a est dalla catena del Mali i Gjerë. A una ventina di chilometri, in direzione di Sarandë, si trova una delle meraviglie naturali più fotografate dell'Albania meridionale: la Sorgente dell'Occhio Blu, Syri i Kaltër, un polje carsico che sgorga da grande profondità con un colore blu cobalto intensissimo, circondato da boschi e prati dove è possibile fare un bagno rinfrescante lungo il corso d'acqua che ne nasce.
Tradizioni e il Festival Nazionale del Folklore
Ogni quattro o cinque anni il castello di Gjirokastër diventa il palcoscenico del Festival Nazionale del Folklore, che riunisce gruppi in costume tradizionale da tutte le regioni albanesi e dalla diaspora. Il momento più atteso è l'esibizione della polifonia iso, il canto a più voci tipico dell'Albania meridionale, riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità: voci gravi che sostengono un bordone continuo mentre altre intrecciano melodie, un'esperienza sonora che meglio di ogni monumento racconta l'identità di questa parte del paese.
I sapori di Gjirokastër

La cucina locale riflette la storia stratificata della città: il piatto più caratteristico è il qifqi, palline di riso profumate alla menta e cotte al vapore, servite come antipasto quasi esclusivamente qui e nella provincia circostante. Non mancano il byrek ripieno di formaggio o erbe selvatiche, la fërgesë a base di peperoni, pomodoro e formaggio fresco, e il dolce oshaf, preparato con fichi secchi e latte o yogurt. Il tutto si accompagna spesso a un bicchiere di raki fatto in casa, distillato d'uva o di frutta che nelle taverne del bazar accompagna ogni conversazione.
- Esplorare il castello e il Museo Nazionale delle Armi al mattino presto, con la valle avvolta nella foschia
- Perdersi tra le botteghe del Bazar Antico e sedersi in un caffè storico con vista sulla torre dell'orologio
- Visitare la Casa Zekate e la Casa Skenduli per capire l'architettura dei kulla dall'interno
- Passare per il Museo Etnografico nella casa natale di Enver Hoxha
- Raggiungere in giornata la Sorgente dell'Occhio Blu, Syri i Kaltër, per un bagno tra le rocce
- Camminare tra le rovine di Antigonea, la città fondata da Pirro dell'Epiro
- Ascoltare dal vivo, se il calendario lo permette, un gruppo di polifonia iso locale
- Assaggiare il qifqi e l'oshaf in una taverna del centro storico
Quando andare e come vivere la città
La primavera e l'inizio dell'autunno sono le stagioni migliori per visitare Gjirokastër, con temperature miti ideali per affrontare le sue ripide salite acciottolate e luce dorata sulla pietra dei tetti. L'estate porta un caldo secco piuttosto intenso nella valle del Drino, mitigato solo dall'altitudine del centro storico, mentre l'inverno può essere freddo e a tratti nevoso sulle alture circostanti. Chi capita nell'anno del Festival Nazionale del Folklore dovrebbe pianificare la visita attorno a quelle giornate: è il momento in cui la città, normalmente quieta, si riempie di musica, costumi e vita fino a notte.
Domande frequenti
Come si arriva a Gjirokastër?
Quanto tempo serve per visitarla?
Qual è il periodo migliore per andare?
Dove si può parcheggiare?
È adatta a famiglie con bambini o a chi ha difficoltà motorie?
Cosa vedere se si ha solo mezza giornata?
Come arrivare
- Aeroporto Internazionale di Tirana Madre Teresa, circa 230 km, 3-4 ore d'auto
- Aeroporto di Corfù (Grecia), da cui si può proseguire in traghetto verso Sarandë, poi in auto fino a Gjirokastër (circa 1 ora)
- Si raggiunge percorrendo la statale che collega Tirana a Sarandë attraverso la valle del Drino; da Sarandë circa un'ora d'auto, da Berat circa due ore e mezza.
- Il centro storico è pedonale, ripido e acciottolato: lascia l'auto nei parcheggi vicino al bazar o alla base del castello e prosegui a piedi con scarpe comode.
Perfetto per
Una delle città ottomane meglio conservate dei Balcani, patrimonio UNESCO dal 2005, tra castello, bazar e case-torri secolari.
Le case-torri in pietra, i kulla, con tetti d'ardesia raccontano un modo di costruire unico, nato dalla necessità di difesa e prestigio familiare.
Patria di Ismail Kadare e sede del Festival Nazionale del Folklore, cassa di risonanza della polifonia iso albanese, patrimonio UNESCO immateriale.
La valle del Drino, gli uliveti e la vicina Sorgente dell'Occhio Blu offrono un contrappunto naturale alla pietra grigia della città.
Qifqi, byrek, fërgesë e oshaf accompagnati da un bicchiere di raki nelle taverne del bazar antico.
Da vedere